Come stampare?
All’inizio tutto era difficile: il fotografo doveva sapere di chimica e saperne un bel po’: costruiva letteralmente il supporto di registrazione, emulsionava le lastre e la carta da stampa (gli storici della fotografia non me ne vogliano per la semplificazione).
Poi venne l’industria: la pellicola di cellulosa, la carta baritata, la stampa su ingranditore e quella industriale. A questo punto la realizzazione degli strumenti del fotografare cessa di essere un procedimento puramente artigianale e diventa industriale a tutti gli effetti (grazie mamma Kodak! Grazie Agfa!).
Il fotografo rimane artigiano ma usa un mezzo messogli a disposizione dall’industria, ne più ne meno che un fabbro, che usa utensili industriali per creare opere di alto valore estetico o semplicemente d’uso comune.
Di questa connotazione artigianale della fotografia sono sempre andato fiero: fin dall’antichità gli artigiani hanno prodotto un patrimonio di opere che ora ci fanno capire la storia e ci gratificano di una fruizione estetica anche ad altissimi livelli. Basta entrare in una cattedrale e guardare non solo la pala del grande pittore, ma l’insieme degli ornamenti, dall’acquasantiera alle statuette, dall’ostensorio ai paramenti, alle vetrate …
Però artigiano è anche colui che costruisce un pregevole cancello in ferro battuto per una villa privata, oppure un servizio di bicchieri in vetro soffiato.
Bene, perché questa premessa?
Per esprimere forte un’opinione personale:
IL FOTOGRAFO E’ UN ARTIGIANO DELLA COMUNICAZIONE, DIVENTA ANCHE UN ARTISTA, INFLUENZA IL GUSTO, PRODUCE OPERE DI ENORME VALORE STORICO.
La sua forza e la sua professionalità stanno nel saper usare gli strumenti e trarre il meglio da quelli che preferisce usare, con lo scopo di COMUNICARE.
Basta perdere tempo in sterili e inutili piagnistei su quanto era bella e pura e vera fotografia la pellicola e quanto è senz’anima il digitale.
Sono passati vent’anni!!! Vent’anni!!! E sento ancora (e me ne avete anche fatto commento qui) sterili discussioni su cosa è la vera e pura fotografia …
Sono solo disposto a discutere di questo argomento con chi usa:
- dagherrotipi
- calotipi
- collodio umido e secco
STOP.
Gli altri, quelli che usano la pellicola di triacetato di cellulosa o mylar hanno il mio rispetto di artigiano utilizzatore della pellicola per più di trent’anni (si ho iniziato presto e ho anche i capelli bianchi …), ma per favore non tediatemi più con questa lagna.
Adesso basta discutere.
Leggetevi bene il sito di Ken Rockwell alle sezioni: “It’s not your camera”, “Simplicity”, “FART”, “Don’t Worry:Shoot”; fatevi un giro in Photokina o ad Arles alle varie mostre, confrontatevi con i risultati, non con il mezzo.
Guardate l’acquasantiera, non il blocco di marmo o il martello …
Sarebbe come andare da Andy Warhol a protestare che non ha usato la pittura ad olio per fare la Marilyn, o contestare il tipo di pennello a Van Gogh.
Si farebbe ridere, quindi “please” noi fotografi smettiamola di far ridere il mondo dividendoci in:
- paladini di un procedimento industriale nato più di cinquanta anni dopo la nascita della fotografia e spacciato per pura fotografia
- fanatici del digitale a tutti i costi
Fotografia significa “scrivere con la luce”, non “scrivere con la luce con pellicola Kodak e carta Agfa o viceversa”.
Abbiate il coraggio di ammettere che:
- il computer vi annoia
- Photoshop è troppo complicato per voi (beh se per quello lo è anche per me…)
- i pixel vi danno l’orticaria
- Steve Jobs vi è antipatico
- il ticchettare della tastiera vi rende nervosi
- non avete voglia di studiare qualcosa di nuovo
Sono tutte ragioni più che lecite!
Ma per favore non dite che non è fotografia.
Allora veniamo al dunque.
Come stampare?
Per fortuna oggi in molti modi diversi:
- antiche tecniche (emulsionare la lastra, la carta, ecc., vedere ad es: www.grupponamias.com )
- procedimento tradizionale (pellicola e carta industriale)
- con ingranditore ottico e sviluppo in bacinella
- con procedimento industriale di tipo ottico
- con procedimento industriale a scansione di pellicola e stampa laser su carta chimica
- pellicola a sviluppo immediato (sì è ancora viva, per fortuna! http://beppebolchi.photographers.it/ )
- direttamente in macchina
- tramite proiezione di immagine sulla sua superficie
- procedimento digitale di ripresa e stampa:
- a getto di inchiostro
- a sublimazione
- laser (a toner, quella da ufficio)
- laser (quella RGB su carta chimica)
- a solvente
- ingranditore ottico-digitale su carta chimica
- procedimento industriale a stampa laser su carta chimica
- sistemi in quadricromia/esacromia offset (Indigo HP e altre)
Sicuramente ho dimenticato qualcosa …
Come ad esempio la possibilità di ricavare lastre in quadricromia e stampare al torchio con inchiostri offset, oppure di stampare le fotografie su ceramica (vedere l’opera di Claudio Amadei sul sito www.cast-project.com/ sottosezione Books/Kingyo+).
Allora che ne dite?
La fotografia è viva, bella e varia … o no?
Dalla prossima volta si parlerà di tecnica e tecnologia.
Buona luce e buone foto(grafie) a tutti …










